La scena è quella di Villa Doria Pamphilj, con un abbraccio caloroso davanti alle telecamere e il libro d’onore firmato prima dei colloqui. Ma dietro il cerimoniale, il bilaterale di lunedì (15 giugno) tra Giorgia Meloni e la premier giapponese Sanae Takaichi ha prodotto risultati concreti su tre fronti: difesa, spazio e cooperazione industriale. Il tutto alla vigilia del G7 di Evian, dove le due leader si sono poi ritrovate più tardi insieme agli altri capi di governo del gruppo.
Per Takaichi, al governo dall’ottobre 2025, si tratta del primo viaggio nel continente europeo dopo l’assunzione dell’incarico. Prima di Roma aveva incontrato il premier britannico Keir Starmer a Londra. La scelta di includere Roma nel tour europeo pre-G7 non è casuale: il partenariato con l’Italia è diventato uno degli assi portanti della diplomazia giapponese in Europa, e il bilaterale di lunedì serviva a verificare se gli impegni presi a Tokyo a gennaio reggessero alla prova dei fatti.
Nelle dichiarazioni alla stampa al termine dei colloqui, Meloni ha aperto evocando il viaggio a Tokyo di gennaio, quando Takaichi aveva sorpreso la delegazione italiana festeggiando il compleanno della premier con una torta. “È onore e piacere accogliere a Roma il primo ministro giapponese, la mia amica Sanae. Spero di essere riuscita a ricambiare l’accoglienza affettuosa riservata a noi a Tokyo”, ha detto Meloni, definendo poi l’omologa “un leader pragmatico, concreto e determinato.”
Meloni ha anche fatto riferimento esplicito al fatto che entrambe siano donne a capo dei rispettivi governi: “Quando ci siamo incontrate a gennaio a Tokyo abbiamo fissato insieme degli obiettivi concreti che volevamo raggiungere. Siccome siamo due donne a capo delle loro nazioni, li abbiamo raggiunti in pochi mesi.”
Sul piano strategico, Meloni ha indicato la volontà di imprimere “una forza ancora maggiore” alla partnership, sostenendo che una cooperazione più intensa tra paesi in sintonia “è un modo molto più serio per imprimere significato al 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone.”
Takaichi ha risposto richiamando un’espressione italiana: “Vorrei rispondere con ‘buon lavoro’. Ammiro molto il modo in cui la società italiana esprime rispetto per il valore del lavoro. Credo che questo sia il segreto dell’eccellenza della manifattura italiana, dall’automobile alla moda. Anch’io desidero continuare a fare un buon lavoro insieme a Giorgia Meloni.”
Il caccia di sesta generazione e la cooperazione spaziale
Il dossier più sostanzioso del bilaterale riguardava il Global Combat Air Programme, il progetto per lo sviluppo di un caccia di sesta generazione che vede Italia, Giappone e Regno Unito lavorare insieme.
Meloni ha annunciato che il programma è entrato nella fase operativa, un passaggio atteso da mesi e che segna il salto dalla pianificazione all’esecuzione. Il GCAP ha una rilevanza che va oltre il settore militare: è il segnale più tangibile di come Giappone e paesi europei stiano costruendo architetture di sicurezza che non passano più esclusivamente dagli Stati Uniti.
Sul fronte spaziale, le due premier hanno adottato una dichiarazione congiunta per rafforzare la cooperazione tra le rispettive agenzie spaziali, promuovere nuove sinergie tecnologiche e favorire lo sviluppo di partenariati industriali strategici.
Il colpo di scena: Takaichi sostiene il Ponte sullo Stretto
Il passaggio più inatteso della conferenza stampa è arrivato quando Takaichi ha preso la parola sul Ponte sullo Stretto di Messina. “Auspico che il Ponte sullo Stretto, al quale partecipano anche imprese giapponesi, diventi un grande progetto simbolo della cooperazione economica tra i nostri Paesi. Mi auguro che possa realizzarsi al più presto, facendo leva sul know-how e l’esperienza del Giappone”, ha detto la premier giapponese.
Non si trattava di una dichiarazione di cortesia: il general contractor che si è aggiudicato la gara internazionale per la realizzazione dell’opera include, accanto al gruppo italiano Webuild e alla spagnola Sacyr, la holding giapponese del Gruppo IHI, specializzata in infrastrutture di grande complessità. Un accordo formale di cooperazione tecnica tra i due paesi sull’opera era già stato siglato nel luglio 2025, durante la missione a Tokyo del vicepremier Matteo Salvini, che aveva visitato il ponte di Akashi come riferimento ingegneristico. Le parole di Takaichi a Roma trasformano quel coinvolgimento industriale in una posizione politica esplicita del governo di Tokyo.
Geopolitica e numeri
Il bilaterale si è svolto in un contesto internazionale carico di tensioni e di aperture improvvise. Nelle stesse ore, Washington e Teheran annunciavano un accordo di principio sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, un nodo energetico vitale per entrambi i paesi. Italia e Giappone hanno confermato l’impegno comune per una pace giusta e duratura in Ucraina e in Medio Oriente, per la sicurezza dell’Indo-Pacifico e per una maggiore resilienza economica negli approvvigionamenti.
Sul piano commerciale, la relazione bilaterale cresce. Nel 2025 l’interscambio ha raggiunto i 12,3 miliardi di euro, con un saldo attivo per l’Italia di 4,4 miliardi. Nel primo trimestre del 2026 gli scambi si sono attestati a circa 3 miliardi, con un avanzo italiano di circa un miliardo.

